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Adda venì Baffone ?? (1a parte)

Adda venì Baffone ?? (1a parte)

Prendo oggi spunto per questa nuova puntata de “Il Campo dei Miracoli” da una antica espressione napoletana “Adda venì Baffone!” usata per dire: “Arriverà prima o poi colui che metterà in ordine le cose!”

Il colui - a cui si faceva riferimento all’epoca in cui prese origine questo modo di dire - era lo spietato dittatore sovietico Joseph Stalin, famoso anche per i suoi celeberrimi folti baffi.

Un’epoca, quella della seconda guerra mondiale, in cui le persone - martoriate dalle nefaste conseguenze del conflitto - erano arrivate a porre le speranze per una veloce fine delle sofferenze sull’arrivo in Italia di Stalin che era a capo di un Paese (la Russia) in cui si pensava che le libertà fossero di casa e che fosse il popolo a comandare.

Partendo quindi dal presupposto che nella situazione odierna sono i nostri conti pubblici a dover essere rimessi in ordine (vedasi il mio articolo “E rimetti a noi i nostri debiti”), cercherò qui di dare una risposta ai seguenti quesiti:

  • quali sono le componenti dei nostri patrimoni che potrebbero essere più facilmente colpite da prossime manovre governative alla “Baffone” quali inasprimento imposte, patrimoniali, prestiti forzosi, ecc ?
  • quali, di conseguenza, dovrebbero essere le contromisure da adottare nei prossimi mesi ?

Chiarisco subito che non essendo né veggente, né indovino, al fine di arrivare a dare delle risposte non potrò che basarmi - come sempre – su fatti e dati oggettivi.
Cominciamo, quindi, subito a vedere se in Italia ci sono già state esperienze di patrimoniali/imposte straordinarie.
Seppur qualcuno possa pensare di no, la verità – purtroppo - è che ci sono state, eccome !

Intanto tutti (esclusi magari i più giovani) si ricorderanno:
1) del prelievo forzoso del 6 per mille su c/c, depositi bancari e postali operato nella notte di venerdì 10 luglio 1992 dal governo Amato alle prese con drammatiche esigenze di liquidità; governo che, sempre in quell’occasione, decise anche l’applicazione di un’imposta straordinaria sugli immobili (poi diventata ICI) ed un’altra sui beni di lusso;
2) dell’applicazione dell’imposta sulle attività finanziarie (ancor oggi esistente e pari allo 0,20%) decisa nel 2011 dal governo Monti.

Ma se queste, alla fin fine, possono essere considerate delle “sciocchezzuòle”, c’è stato dell’altro e di ben altro spessore.

Nel 1920 il governo Nitti, dopo l’uscita dell’Italia dalla 1° guerra mondiale, a fronte di un debito pubblico in forte crescita decise di colpire il patrimonio complessivo delle persone (immobili, liquidità, investimenti) con aliquote da capogiro: dal 4,5% al 51% (a seconda dell’entità dei patrimoni) tanto che il governo dovette poi concedere un ventennio di rateizzazione per consentire ai contribuenti di riuscire a pagare questa pesantissima patrimoniale.

Gli italiani non avevano ancora finito di saldare l’ultima rata della patrimoniale Nitti, che Mussolini nel 1936 introdusse una nuova imposta: il 3,5% sugli immobili. Nel 1940 fece il bis con una nuova “strigliata” sugli immobili.

A metà secolo arrivò, poi, una nuova patrimoniale targata De Gasperi che - al fine di contenere un debito pubblico nuovamente esploso con il secondo conflitto mondiale – istituì un’imposta sul patrimonio con aliquote dal 6% al 61% con la sola esclusione di alcun investimenti finanziari : quelli di tipo previdenziale ed assicurativo.

Nel 1973 in occasione della riforma del nostro diritto tributario si decise una nuova imposta straordinaria, l’INVIM, che colpiva le plusvalenze da cessione di immobili con aliquote molto importanti dal 3% al 30%.

Nel 2012 il governo Berlusconi introdusse un’imposta sugli immobili volta a finanziare gli enti locali: l’IMU.

Possiamo a questo punto chiudere la chiacchierata con già una prima importante certezza: “Baffone” in Italia è arrivato e da diverso tempo, visto che sono state circa una decina le patrimoniali abbattutesi sulla testa (e le tasche) degli italiani nei decenni passati.
Tutte con un comune denominatore: hanno sempre colpito gli immobili e quando hanno colpito le attività finanziarie sono state concesse quasi sempre delle esenzioni a favore dei prodotti previdenziali ed assicurativi, cioè di investimenti meritevoli di tutela (in quanto favorevoli per la collettività).

Altra cosa da evidenziare è che in occasione di provvedimenti decisi in situazioni di necessità/prelievi forzosi si colpiscono prima di tutto le attività immediatamente disponibili (conti correnti e depositi bancari e postali): gli altri strumenti quali titoli, fondi, sicav, gestioni patrimoniali, prodotti assicurativi - necessitando di alcuni giorni/settimane per essere liquidati – vengono, quindi, a trovarsi in posizione di vantaggio.

InvitandoVi, intanto, a fare una seria riflessione su quanto appena detto, Vi dò l’appuntamento alla 2° parte di questo post in cui andrò a specificare quelle 4-5 cose da fare per mettere in sicurezza i patrimoni.

Хорошее продолжение!

 

Filippo Cordella
Private Banker & Analista Finanziario
Fideuram-Intesa Sanpaolo Private Banking
Ancona-Civitanova-Jesi-Senigallia-Pesaro
Cell: 3200222185

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Mercati, immobili e George Clooney

Mercati, immobili e George Clooney

Essere a conoscenza di ciò che è avvenuto nel passato – sia lontano che vicino – è nel mondo degli investimenti (così come nella vita) estremamente importante.

Infatti i mercati - funzionando e muovendosi in base a decisioni umane prese sulla scorta di valutazioni razionali ma anche emotive – acquisiscono nel tempo un andamento ciclico e, in qualche modo, ripetitivo (come è ciclica e per certi versi ripetitiva la vita delle persone).

Questo è particolarmente evidente in corrispondenza di taluni eventi economici (fasi di crescita intensa o di pesanti recessioni …), politici (elezioni politiche, guerre, attentati, scandali ….) o naturali (terremoti, alluvioni, pandemie, ecc) quando i mercati - in preda a reazioni estreme di operatori ed investitori (quali euforia, avidità, paura, panico, disperazione) – finiscono per sviluppare movimenti in eccesso al rialzo o al ribasso simili a quelli magari di 10 anni prima.

Se gli investitori (e chi li consiglia) avessero piena consapevolezza di questo unitamente alla capacità e volontà (soprattutto) di adottare una “corretta strategia di investimento” i ritorni sui loro portafogli sarebbero tendenzialmente sempre in positivo.

Per “corretta strategia di investimento” mi riferisco – nel caso soprattutto della componente equity al:

1)   COME e DOVE investire:
a) mai e poi mai su singole azioni o su specifici settori economici o su singoli aree geografiche;
b) sempre ed esclusivamente utilizzando strumenti che frazionino l’investimento in una pluralità di società operanti nelle diverse aree geografiche mondiali e scelte in base ai risultati che stanno ottenendo e che potrebbero ottenere, alle prospettive dei settori in cui operano, alla bontà del loro management, ecc

2)   QUANDO e PER QUANTO TEMPO restare investiti; a tal riguardo gli ultimi 2 week end li ho trascorsi a scaricare, ordinare, gestire migliaia di dati di mercato per ritrovare l’ennesima conferma a queste semplici ma importati regole operative:
a)   mai seguire la logica del mordi e fuggi che normalmente condanna l’investitore a restare fuori del mercato e perdersi buona parte delle principali fasi di rialzo e/o rimbalzo del mercato.
Se si fosse, ad esempio, entrati 10 anni fa nel mercato azionario liquidando oggi la posizione si sarebbe riportato a casa un bel + 170%; performance che sarebbe stata, invece, negativa (-7%) solamente rimanendo fuori al mercato nelle 25 migliori sedute (evento alquanto probabile visto che 25 sedute rappresentano appena l’1% del totale di giornate di borsa aperte che ci sono in 10 anni).
A tal riguardo, ricordo anche che le maggiori fasi di rialzo dei mercati si sviluppano sempre dopo pesanti periodi di ribassi: l’anno successivo ai 6 peggiori ribassi verificatisi negli ultimi 90 anni, ha registrato un rialzo medio di + 76%: questo rafforza il discorso dell'importanza di rimanere investiti ed evitare l'impulso di scappare dal mercato durante le fasi di accresciuta volatilità.
b)   entrare e restare investiti nel mercato quanto più a lungo possibile. Infatti più si allunga il periodo di permanenza nel mercato e più:
- aumenta la % delle operazioni chiuse in utile: negli ultimi 50 anni gli investimenti della durata 1 anno si sono chiusi in utile il 75% delle volte; quelli di durata 5 anni l’88%, quelli a 10 anni il 95% e, addirittura, non hanno mai riportato una perdita coloro che hanno mantenuto in piedi l’investimento per 20 anni: in altre parole in tutti i 370 periodi della durata di 20 anni presi in considerazione nella mia analisi (gennaio 1950/dicembre 1969, febbraio 1950/gennaio 1970, marzo 1950/febbraio 1970, ….) si sono realizzate plusvalenze (mediamente del 340%) !!
- aumenta il rendimento degli investimenti: ad esempio negli ultimi 50 anni le operazioni della durata di un anno hanno avuto un ritorno medio dell’8,5% tale per cui in 10 anni entrando ed uscendo ogni anno dal mercato si sarebbe realizzato un guadagno complessivo dell’85% a fronte del +130% realizzato da chi fosse rimasto investito per 10 anni).
c)   entrare gradualmente nel tempo e rimanere investiti quanto più a lungo possibile: così facendo si realizzano (come abbiamo visto sopra) rendimenti eccezionali riducendo di molto la volatilità.

Detto questo non mi resta che suggerire a tutti – nel momento in cui assieme al vostro proprio private banker decidete l’allocazione del portafoglio – di definire, prima di tutto, quale è l’importo che, plausibilmente, pensate di non essere costretti a liquidare nei prossimi 5/7 anni.
Ipotizzando che, su un patrimonio di 500.000 €, tale quota fosse 100.000 € sarebbe questa la cifra da destinare all’investimento nel mercato azionario nei modi e nei tempi sopra suggeriti.

Mercato azionario che - nell’era dei tassi a zero sui bond - sarà sempre più la scelta obbligata di investimento di piccoli e grandi investitori (quali fondi pensione, fondazioni bancarie, assicurazioni, …) continuando a garantire il mantenimento del potere di acquisto del vostro portafoglio meglio di qualunque altro asset.
Molto meglio, ad esempio, di quello che per tanto tempo (un tempo però ormai definitivamente terminato) per tutti ha rappresentato il “non plus ultra” in tema di investimenti: il mattone.

A tal riguardo ho realizzato una tabella con cui ognuno potrà oggettivamente scoprire se il proprio immobile possa aver rappresentato (o meno) un buon investimento.

Esempio: se nell’anno 2000 si fosse acquistato per 100.000 € un immobile, valutato oggi 300.000 €, si potrebbe affermare di aver fatto un bel investimento: infatti per coprire l’inflazione registrata dal 2000 ad oggi (complessivamente il 37%) quell’immobile dovrebbe valere 137.000 € mentre se i 100.000 € usati per acquistare la casa fossero stati investiti in Borsa oggi avremmo 249.000 €

Fatta la verifica ?
Si ?!! Quale è stato, allora, il risultato del vostro investimento nel mattone ?

Per quanto mi riguarda, facendo il confronto con quanto io spesi nel 1990 per costruire (assieme a mia sorella) una bifamiliare a Fossombrone ho fatto la scoperta che se avessi optato per investire nel mercato azionario quanto allora speso nella casa, oggi avrei esattamente i milioni necessari per comprare metà di Villa Oleandra: la splendida residenza sul Lago di Como di George Clooney !!
Povero me, che brutta notizia che mi sono dato ….

Però, forse, alla fine è andata bene come è andata: vi immaginate dover vivere con George Clooney, al piano di sopra della villa, che tutti i giorni viene giù di sotto a scroccarmi il caffè ?

Aspettate: adesso chiedo anche a mia moglie che ne pensa.
Testuali parole di risposta: “Si, caro hai ragione: sarebbe stata proprio una bella rottura ....."

Strano: non mi chiama mai “caro” … e normalmente non mi dà neanche ragione.

 

Filippo Cordella
Private Banker & Analista Finanziario
Fideuram-Intesa Sanpaolo Private Banking
Ancona-Civitanova-Jesi-Senigallia-Pesaro
Cell: 3200222185

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Tesla: investimento o scommessa ?

Tesla: investimento o scommessa ?

Scrivo oggi questo post per cercare di dimostrare come chiunque – purché dotato di un po’ di buon senso – possa arrivare a farsi un’idea su cosa possa essere considerato un investimento e cosa, invece, una semplice scommessa, azzardo, giocata al gratta e vinci.

E prendo spunto dal fatto che, tra le tante persone che ormai quotidianamente mi contattano, sono sempre più quelle alla spasmodica ricerca di qualche azione “interessante” da utilizzare per farci una “veloce speculazione”.

Questa cosa – che mi fa tornare indietro col pensiero di 20 anni a quando in Borsa impazzava un’euforia generale stile “vittoria finale campionato del mondo di calcio” - prende sicuramente origine dalle stupefacenti performance di alcuni titoli di società – soprattutto statunitensi - ritenute (a torto o a ragione) innovative, nel senso che stanno traendo (o potrebbero trarre) grandi vantaggi da quelle modifiche strutturali legate alla cosiddetta “disruption“ (perturbazione) in essere in ogni Paese e settore economico.

E, in tal senso, uno dei casi più eclatanti è quello di Tesla – casa automobilistica statunitense specializzata in auto elettriche ed ibride – le cui azioni negli ultimi mesi sono letteralmente esplose passando dai 43 $ del giugno 2019 ai 502 $ del 1° settembre scorso (attualmente sono attorno a 400 $).
Un incremento del 1.200% realizzato in poco più di un anno (le quotazioni sono cioè aumentate di 13 volte) che ha portato il valore complessivo della società alla cifra “monstre” di 468 miliardi di dollari: una cifra che – pensate un po’ - corrisponde a quella dei primi 10 gruppi automobilistici mondiali messi assieme (Volkswagen, Toyota, Renault-Nissan, Fca-Psa, General Motors, Ford, Honda, Daimler, Suzuki): gruppi che, però, nel 2019 hanno venduto complessivamente 61.000.000 di autovetture rispetto le sole 367.000 di Tesla !!!!

Detto questo e dando per scontato che chiunque sia consapevole che il valore di un’azienda privata dipenda principalmente dalla sua capacità di realizzare utili/guadagni, voglio porre a te, mio caro lettore/lettrice una domanda: “se stessi valutando di investire in un’attività commerciale, ad esempio comprare un bar a Fano, quali sarebbero le cose essenziali che dovresti sapere al fine di prendere una decisione oculata?
Risposta:
1) quanto guadagna mediamente all’anno questo bar;
2) qual è il prezzo chiesto dall’attuale titolare per la cessione del bar.
Quindi considerando che il valore di cessione di un’attività relativa al settore della ristorazione si aggira - largo circa – a 3, 4, 5 volte l’utile annuo realizzato (salvo poi tutte le peculiarità di ogni singola situazione), nel caso in cui – ad esempio - questo bar di Fano generasse 125.000 € “puliti” all’anno, potresti ritenere accettabile una richiesta attorno al mezzo milione di euro.
Una richiesta che, in pratica, implicherebbe che ti ci vorrebbero circa 4 anni per rientrare dall’investimento iniziale: tecnicamente parlando il Price / Earning (cioè il rapporto prezzo / utili) di questo bar è pari a 4.

Un multiplo drasticamente diverso da quello offerto da Tesla che, a fronte di una capitalizzazione di Borsa (definita come valore di una azione per il n° di azioni in circolazione) di 468.000.000.000 $ ed un utile annuo stimabile a 416.000.000 $ (in base ai risultati del 2° trimestre 2020), mostra un P/E pari a 1.125 !!!
Quindi – pur essendo vero che il settore, le dimensioni e le prospettive di Tesla sono ovviamente diverse da quelle del nostro bar di Fano – risulta evidente che un P/E a 1.125 sia una pura follia tenendo ulteriormente conto di quello dei suoi competitor: Toyota 8, General Motors 30, Volkswagen 14, ecc
Non stiamo neanche a parlare degli altri multipli (Prezzo/Vendite, Prezzo/Valore contabile, Debito/Capitale proprio, ecc): tutti assai poco attraenti ….

Se poi tenessimo anche conto che:
- all’interno di Robinhood, cioè di quella che è diventata la principale piattaforma Usa di trading-on-line usata dagli investitori retail della “razza” più aggressiva (che usano prevalentemente opzioni, derivati, cioè leva finanziaria e margin buying ed operano sui titoli più a rischio) Tesla risulta uno dei titoli più utilizzati (assieme a quelli della già decotta Hertz e delle più indebitate aziende del ramo dello shale oil).
- la Cina da sola conta per oltre un terzo delle vendite totali di Tesla. E qui mi sorgono spontanee alcune domande: “Ma siamo sicuri che durerà questo amore ?”, “ Quanto è prudente basare così pesantemente il proprio business su un attore globale (la Cina) che è anche la principale controparte commerciale degli USA ?” A tal riguardo Forbes, il 10 giugno ha pubblicato un articolo dal titolo inquietante: “Tesla downside if Cina arrests Musk”.
- la volatilità delle azioni Tesla è tra le più alte del listino: basti pensare che dal max a 502 $ segnato il 1° settembre le quotazioni - in sole 4 sedute – sono scese del 34% !!
- nello scorso maggio fu lo stesso Elon Musk, ad di Tesla, a twittare che il prezzo delle azioni della società che quel giorno erano a 155 $ era “troppo alto”: ad inizio settembre, ripeto, sono arrivate oltre quota 500 $ !!
- qualche giorno fa Warren Buffett (che non è proprio l’ultimo arrivato in tema di investimenti....) in una intervista ha dichiarato che “investire in Tesla è una pessima idea”.
ritengo che tu, caro lettore/cara lettrice, non possa avere più dubbi al riguardo: anziché comprare azioni Tesla, sarebbe meglio - molto meglio - chiamare immediatamente il proprietario di quel bar di Fano !!

E se, proprio, gestire un bar non rientrasse tra i tuoi desideri, non ti resterebbe che contattare immediatamente il miglior private banker che conosci … ed affidargli questi 500.000 €: potresti così avere un buon portafoglio finanziario che, oltre a darti dei ritorni dignitosi, ti farebbe anche dormire sonni tranquilli.

……….. e buon Spritz a tutti !!!

Filippo Cordella
Private Banker & Analista Finanziario
Cell: 3200222185

 

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Speravo de morì prima ….

Speravo de morì prima ...

Prendo oggi spunto dall’ormai famoso striscione comparso allo Stadio Olimpico il 28 maggio 2017 in occasione dell’ultima partita di Francesco Totti: uno “SPERAVO DE MORI’ PRIMA” che rappresentò un ironico grido di disperazione di un tifoso che avrebbe preferito morire prima pur di non assistere all'addio del suo idolo, del suo campione insuperabile, del simbolo – emblema - capitano della mitica A.S. Roma (mitica perché – lo confesso – è anche la mia squadra del cuore).

Una simpatica espressione che mi permette, oggi, di introdurre un argomento molto importante per chiunque detenga un piccolo o grande patrimonio (immobili, strumenti finanziari, automobili, aziende, oro, mobili, ecc).

Premetto che ognuno di noi, ogni anno, “devolve“ tra imposte sul reddito e contributi obbligatori circa il 42% del proprio reddito lordo. Di quello che rimane una parte viene utilizzata per vivere (acquisti, bollette, viaggi ….. di cui 1/5 sotto forma di imposte, principalmente IVA); ciò che alla fine ci resta in tasca va ad accrescere il nostro patrimonio esistente.

Patrimonio su cui, poi, si pagano ulteriori imposte, bolli e tasse: cifre tutto sommato ancora modeste ma destinate, purtroppo ed inequivocabilmente, ad aumentare soprattutto per quanto riguarda certe asset (ed in uno dei prossimi post proveremo a circostanziare/identificare quelle che saranno le più colpite).

Oggi – a proposito di patrimonio - parleremo della scontata, prossima e pesante revisione delle imposte sui trasferimenti “a titolo gratuito”  a figli, coniugi, amanti, parenti, amici: trasferimenti derivanti da libere decisioni prese in vita (donazioni) o, ahimè, per “mortis causa” (successioni).

Scontata, prossima e pesante revisione” è l’ipotesi condivisa dalla maggior parte dei fiscalisti e patrimonialisti per via di una serie di elementi e considerazioni che, in sintesi, qui di seguito riporto:
1) la situazione dei nostri conti pubblici risulta mese dopo mese sempre più delicata: o si mettono in campo rilevanti manovre di rientro oppure gli scenari che si aprono potrebbero davvero essere pesanti.
2) la normativa attualmente in vigore in materia di donazioni e successioni – cioè aliquote del 4% per passaggi a figli e coniugi, del 6% a fratelli e sorelle e dell’8% ad altri parenti/amici con una maxi franchigia di 1.000.000 € (entro cui alcuna imposta è dovuta) per ogni coniuge/figlio - risulta straordinariamente favorevole rispetto a qualunque altro Paese europeo o Paese “sviluppato” a livello internazionale.
3) nei prossimi 10 anni circa 1/3 del patrimonio degli italiani (quindi circa 3.000.000.000.000 €) a causa di “raggiunti limiti di età” passerà di mano: quale occasione migliore per rimettere in carreggiata il nostro maxi debito pubblico applicando sulle successioni le stesse aliquote e franchigie in vigore oltre le Alpi ??

A proposito di quello che succede al di là delle Alpi, vediamo qualche esempio:
- in Francia le aliquote vanno dal 5% al 40% per i parenti in linea retta ed in base al valore del bene (per un appartamento di 300.000 euro si paga il 20%, ossia 60.000 euro) con una franchigia di 100.000 euro per i figli. Per gli altri eredi le aliquote vanno dal 35% al 60% !!
- in Inghilterra la franchigia è di 325.000 sterline, indipendentemente dalla parentela e tutto ciò che eccede è soggetto ad un aliquota del 40% !!
- in Germania le aliquote variano dal 7% al 30% per parenti in linea retta, dal 15% al 43% per fratelli e sorelle e dal 30% al 50% per altri soggetti (franchigia individuale da 100.000 a 500.000 euro a seconda del grado di parentela) !!

Facile a questo punto comprendere quanto forte sarà l’aumento delle aliquote e la contestuale riduzione delle franchigie e quanto, di conseguenza, sarà pesante il conto che dovranno pagare coloro che riceveranno anche patrimoni di modeste dimensioni (che fino ad oggi erano in pratica esenti): roba da decine/centinaia di migliaia di euro (mica noccioline) !

Nella speranza, quindi, di essere riuscito a far acquisire maggiore coscienza sull’importanza di non rimanere con le mani in mano suggerisco a tutti – dico tutti - di fare subito una bella chiacchierata con un buon Private Banker Patrimonialista che Vi possa indicare le migliori azioni da intraprendere: da quelle più semplici (quali l’utilizzo di determinati prodotti di investimento, donazioni, cessioni della nuda proprietà degli immobili, ecc) a quelle più articolate (fondi patrimoniali, patti di famiglia, trust, fiduciarie, ecc..).

Ovviamente ci sarà – purtroppo - anche chi deciderà di non fare assolutamente nulla nella “SPERANZA DE MORI’ PRIMA” (prima, cioè, che la riforma in materia di donazioni / successioni entri in vigore) !!!

Beh, contento lui …..

 

Filippo Cordella
Private Banker & Analista Finanziario
Cell: 3200222185

 

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E rimetti a noi i nostri debiti …

E rimetti a noi i nostri debiti ...

Sarà che a forza di recitare la preghiera che ci hanno insegnato da bambini, molti hanno finito per convincersi che alla fine ci sarà comunque qualcuno che annullerà, condonerà i nostri debiti.
Purtroppo, però, grazie alla mia esperienza come “chierichetto” posso confermare che nel caso in questione non si fa riferimento ai debiti “finanziari” ma ai “peccati”: da ciò ne consegue che probabilmente i peccati Dio ce li perdonerà ma i debiti no.

Quindi – cari amici - mettiamoci il cuore in pace che sia i debiti che ognuno di noi ha a livello personale che, soprattutto, quelli che abbiamo come Paese Italia - una montagna di debiti alta 2.474 metri … ops 2.474 miliardi di euro - prima o poi li dovremo pagare.
E posto che il “prima” sia già passato, quel “poi” – in cui verremo chiamati a pagare il “conto” – potrebbe non essere troppo lontano.

Un conto già salato di suo e destinato ad aggravarsi per colpa di questo maledetto Covid-19 che, oltre ad irreparabili danni in termini di vite umane, sta causando e causerà enormi danni economici: danni di cui tutti i Paesi del mondo se ne dovranno fare carico con pesanti ripercussioni sui propri bilanci.

E l’ovvia conseguenza è che ci saranno Paesi che da una “buona” situazione di bilancio passeranno ad una “meno buona”, altri che da una “meno buona” passeranno ad una “così così” e chi da una condizione “così così” passerà ad una “cattiva” …….
Per capirci meglio, se la Svizzera dal suo 32% di rapporto Debito/Pil salirà verso il 40% e la Germania dal suo 59% passerà magari al 70%-75% e l’Austria dal 70% andrà al 90%, l’Italia col suo “bel” 136% non potrà che salire (in base a quelle che sono le stime diffuse da diverse istituzioni e società di analisi) verso quota 160-170% (livelli fino ad oggi di pertinenza solo della Grecia) !!

Tutto questo non farà che mettere ulteriormente in tensione il mercato dei nostri titoli di stato con la Bce sempre più destinata a rappresentare uno dei pochi, se non l’unico, baluardo in loro difesa.

Speriamo, quindi, che nelle prossime settimane si arrivi – a livello europeo - a decidere per una nuova forma di finanziamento degli investimenti necessari per rimediare ai danni del Covid-19 che non ricada completamente sui bilanci dei singoli Stati.
Una forma che – a mio giudizio – potrebbe essere quella di titoli di debito comune emessi dalla Commissione Europea e garantiti dal Bilancio Comunitario.
Titoli, quindi, che:
- godrebbero dell’affidabilità dell’Unione Europea e quindi emessi a costi (tassi) bassissimi;
- il cui rimborso sarebbe a carico del budget europeo;
- i cui fondi sarebbero gestiti direttamente da Bruxelles;
- che potrebbero mettere d’accordo tutti, tranquillizzando anche i paesi più rigoristi.

Ed a tal fine chiedo ad ognuno di Voi, la sera prima di andare a letto, di rivolgere la preghiera (di cui parlavamo prima) oltre che a “Lui” anche a “Lei”.
A “Lui” per i nostri peccati ed a “Lei” (l’Europa) per i nostri debiti nella speranza che - se anche quelli vecchi non potrà “rimetterceli” - almeno ci aiuti a farne meno di quelli nuovi !!

Filippo Cordella
Private Banker & Analista Finanziario
Cell: 3200222185

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Al mio segnale, scatenate l’inferno !

Al mio segnale, scatenate l'inferno !

Con questo maledetto Corona Virus - che dopo la Cina si sta rapidamente diffondendo nel resto del mondo - è facile immaginare quanto le conseguenze che si produrranno sulle economie dei principali Paesi saranno importanti.

Se questo sarà plausibilmente vero, in virtù del fatto che si tratta di un evento esogeno, imprevisto con grosso impatto sulla psiche degli investitori, potrebbe essere altrettanto vero che da questa crisi – così come ci si è entrati - se ne potrebbe poi uscire in maniera abbastanza veloce.
La Cina - dove l’infezione virale sembra drasticamente ridursi – l’attività produttiva si sta progressivamente riprendendo anche se non credo che possa tornare subito ai livelli precedenti visto che nell’altra parte del mondo (Europa, Usa) la domanda di beni si sta fermando proprio a causa degli effetti del Corona Virus.

Il recupero della crescita economica potrebbe, inoltre, essere agevolato dalla risposta della politica economica: la Fed si è già mossa con un taglio d’emergenza dei tassi di 50 pb (il 3 marzo scorso) a cui secondo le attese dovrebbero seguire altri due tagli nelle riunioni di metà marzo e fine aprile.

Le Banche Centrali di Australia e Canada hanno ridotto negli ultimi giorni il costo del denaro così come la Bank of England e la nostra BCE starebbero – ugualmente - apprestandosi a decidere ulteriori mosse espansive (aumento degli acquisti di titoli, taglio del tasso sui depositi e misure mirate per garantire liquidità alle imprese).

A tal proposito è bene, comunque, sottolineare – visto il bassissimo livello in cui i tassi già si trovano (sotto zero in buona parte del mondo) – che non sarà probabilmente dalla politica monetaria che potranno arrivare i maggiori aiuti alla congiuntura bensì dalle politiche fiscali che i diversi Paesi potrebbero decidere di attuare: Stati Uniti in primis, con Trump che cercherà di mettere in campo tutte le misure possibili (ordinarie e straordinarie) pur di rimettere in piedi economia e mercati e sperare di essere rieletto alle presidenziali di novembre.

Per quanto mi riguarda, pur essendo ovviamente anche io una persona con le sue paure e timori (e questa epidemia alimenta una delle situazioni più stressanti per la psiche umana andando ad incidere su quella che è la paura più grande, quella della morte) in qualità di professionista di lungo corso, di Private Banker con il suo gran bel “portafogli clienti”, di appassionato di analisi di mercati, di ex docente in materie finanziarie a centinaia di colleghi, titolari, consulenti finanziari, non posso che continuare a tenere ben ferma la barra del timone ed andare avanti a tutta forza.

Il Covid-19 io ovviamente non posso vincerlo (posso cercare di tenerlo lontano seguendo quelle regole dettate da medici e scienziati), ma una cosa importante la posso fare: aiutare i miei clienti, i miei lettori a combattere la paura di perdere denaro e, soprattutto, fargli comprendere che quella che stiamo vivendo, come avvenuto sempre con tutte le altre crisi (1987, 1990, 1998, 2001, 2008, 2011: vedasi tabella sotto riportata) rappresenta l’ennesima grande occasione – finanziariamente parlando - per mettere in “serbatoio” in maniera graduale e ben pianificata “della buona benzina” a poco costo per poi trarne grandi benefici negli anni a seguire.

E a dirla tutta è da diverso tempo che sto aspettando una situazione come questa di ritracciamento dei mercati e di riavvicinamento dei valori finanziari ai valori reali.
Lo sanno i lettori del mio sito www.cordellafilippo.it e dei miei post (esempio: “Wall Street ed il gioco delle 3 carte: i BuyBack”, “Perché il cavallo non beve più”, “Chi non lavora, non fa l’amore”).
Lo sanno i miei clienti e soprattutto quelli i cui portafogli sono stati costruiti negli ultimi anni/mesi: portafogli con un’importante componente obbligazionaria governativa americana, una discreta componente in oro ed una % azionaria particolarmente ridotta proprio in attesa dello svilupparsi di una fase come questa per essere rimpinguata se non addirittura creata.

Clienti con cui avevo concordato di cominciare ad incrementare l’asset “equity” (ovviamente non le singole azioni ma un buon equity internazionale scelto e gestito dalle migliori case di investimento mondiali) SE e QUANDO i mercati avessero smesso di salire e fossero scesi di almeno il 15%-20% rispetto ai massimi precedentemente raggiunti, aumentando poi progressivamente l’entità degli acquisti per ogni eventuale ulteriore scalino che avessero fatto in discesa (a -25, a -30%, a -35%, -40%, ecc ecc).
Sul SE - ovviamente - non ho mai avuto dubbi (dopo ogni giorno viene per forza la notte) sul QUANDO cominciavo effettivamente ad averne qualcuno, visti i massimi che settimana dopo settimana le borse continuavano a segnare quasi in preda ad un delirio di onnipotenza: ma alla fine il momento è arrivato.

E come disse ai suoi sottotenenti sul campo di battaglia, in quel celeberrimo film, il valoroso generale Massimo Decimo Meridio: “Al mio segnale scatenate l’inferno !”, io Private Banker Filippo Cordella, adesso dico: COMINCIATE AD ACCUMULATE EQUITY !!

E tutto ciò che i miei clienti (ed i lettori) andranno a comprare “oggi, domani e forse dopodomani” a 80, 70, 60 rispetto al 100 che costava fino a ieri, diverrà nei prossimi anni PER LORO rendimento e PER ME ulteriore fiducia, riconoscenza, apprezzamento.

Filippo Cordella
Private Banker & Analista Finanziario
Cell: 3200222185

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Chi non lavora, non fa l’amore …

Chi non lavora, non fa l'amore ...

Sarà forse che da bambino ogni volta che ascoltavo questa canzone finivo per rattristarmi pensando a chi poveretto oltre a non avere un lavoro (ed uno stipendio da riportare a casa a moglie e figli) aveva pure la sfortuna di non potere fare l’amore (e non capivo perché visto che - stando a casa tutto il giorno - ne avrebbe avuto il tempo) ma ogni volta che leggo, ascolto, valuto i dati relativi al mercato del lavoro – in primis quelli sulla disoccupazione - mi riparte in testa il famoso ritornello della canzone ed in pancia quel doppio senso di amarezza.

Questo preambolo perché oggi, appunto, vorrei parlare del “tasso di disoccupazione”, uno di quei dati a cui normalmente economisti, investitori, operatori finanziari fanno riferimento per capire lo stato di salute di un Paese e, conseguentemente, comprendere le possibili prospettive dei mercati finanziari.

Un dato a cui però bisognerebbe dare il giusto valore (senza esasperarlo) visto che, talvolta, gli stessi “addetti ai lavori” lo usano – assieme ad altri dati ”market sensitive” - in maniera poco ortodossa al fine di meglio convincere – chi devono convincere – a fare determinate scelte di investimento …

Se ad esempio dovessimo sentire dire da qualcuno che la recente discesa del tasso di disoccupazione Usa al minimo storico del 3,5% “rappresenta la prova inequivocabile di un’economia che continua a viaggiare a gonfie vele con scontate future conseguenze rialziste sul mercato … “del pesce” e/o ribassiste su quello … “delle cipolle” sarebbe bene bloccare subito l’interlocutore: innanzitutto perché in economia e nei mercati non c’è nulla di inequivocabile e di scontato e poi perché il tasso di disoccupazione al 3,5% va compreso nella sua vera sostanza.

Innanzitutto togliamo di mezzo l’eventuale convinzione che il 3,5% di disoccupazione si riferisca alla popolazione totale e che quindi, per differenza, il restante 96,5% dei 327.000.000 di americani lavori.
No, il 3,5% (ed il residuo 96,5%) si riferiscono a coloro che fanno parte della “forza lavoro” (164.556.000 persone) costituita solo da:

- DISOCCUPATI: per il Bureau of Labor Statistics è considerato disoccupato chi ha effettuato almeno una ricerca attiva di lavoro nelle ultime quattro settimane ed è disposto a lavorare entro le due settimane successive.
Quindi, ad esempio, se uno a fine dicembre 2019 avesse perso il posto di lavoro e scoraggiato dall’evento non fosse subito riandato ad iscriversi all’ufficio del lavoro, oggi non sarebbe considerato disoccupato: risulterebbe inattivo, quindi fuori dalla popolazione in “forza lavoro”, quindi fuori dal tasso di disoccupazione.
Eventualità questa particolarmente diffusa tra le persone senza lavoro da lungo tempo: persone che scoraggiate e con sempre meno speranze di trovare un’occupazione rinunciano ad andare con la dovuta frequenza a ricercare attivamente un lavoro (la ricerca di un lavoro sui giornali o su internet non viene considerata dalle statistiche).
- OCCUPATI: è considerato occupato colui che abbia lavorato – anche per soli 15 minuti - durante la settimana presa a riferimento. Capito: un quarto d’ora!
Utile poi precisare che, ad esempio, una persona con 2 contratti di lavoro part-time anche solo di qualche ora viene considerata occupata a tempo pieno.

E’ facile quindi comprendere come le statistiche sul lavoro vadano lette attentamente ed analizzate sia dal punto di vista qualitativo (la tipologie dei contratti, le mansioni svolte, ecc.) che quantitativo (la durata oraria dei contratti, i livelli salariali applicati, ecc.).

Non ci si può, quindi, fermare al semplice tasso di disoccupazione ma è necessario prendere in considerazione, ad esempio, il tasso di occupazione e, perché no, quello degli inattivi in età lavorativa valutandone magari l’incidenza sulla cosiddetta  “Popolazione Civile Non Istituzionale” (pari a 260.181.000) costituita da Occupati, Disoccupati, Inattivi in età lavorativa.
Si scoprirebbe che gli occupati negli States sono oggi al 61% rispetto al 63% del 2007 e al 64,4% del 2000 o che gli inattivi sono da diverso tempo attorno al 37%: ai massimi degli ultimi 35 anni !!

Tutte evidenze che confermano che gli Usa non stanno affatto in una situazione di massimo splendore dal punto di vista occupazionale ed economico.

Determinato che gli occupati (158.803.000) sono al 61%, ne scaturisce che i disoccupati (5.753.000) assieme agli inattivi (95.625.000) rappresentano ben il 39%: oltre 100.000.000 di americani in età lavorativa che NON LAVORANO !!
.... E che, come cantava Adriano Celentano, NON FANNO L’AMORE !!!

 

 

Filippo Cordella
Private Banker & Analista Finanziario

 

 

 

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The Elephant in the Room

The Elephant in the Room

Da diversi anni c’è uno zombie che si aggira sui mercati europei e mondiali: una banca di dimensioni enormi con problemi altrettanto grandi legati, principalmente (ma non solo), alla marea di derivati che aveva già nel 2007 (anno dello scoppio della crisi dei mutui subprime …) e che, in buona parte, ancora ha.
Derivati che per il 90% sono “over the counter” (cioè negoziati al di fuori dei mercati regolamentati e quindi illiquidi) per un valore nozionale di circa 50.000.000.000.000 € (c i n q u a n t a m i l a m i l i a r d i d i e u r o ): 15 volte il PIL della Germania !!

Stiamo parlando di Deutsche Bank, considerata la grande “malata d’Europa”, la vera, grande minaccia alla stabilità dell’economia europea: il classico esempio – a mio giudizio – dell’ “Elephant in the Room” cioè di un problema che tutti vedono (come è ben visibile un elefante in una stanza) ma che tutti cercano quasi di ignorare nella vana speranza che questo aiuti ad evitarlo.

Gli ultimi bilanci di Deutsche Bank sono stati un vero e proprio bagno di sangue (ed anche quest’anno si stanno accumulando perdite per oltre 4 miliardi di euro): dal 2008 ad oggi la banca ha sborsato, per multe e dispute legali, qualcosa come 18 miliardi di dollari ed è recente la decisione di avviare una ristrutturazione monstre con annesso il licenziamento di 18.000 dipendenti e la creazione di una bad bank (le bad bank non sono mai una soluzione: al massimo permettono solo di guadagnare un po' di tempo …..).

Ricordiamo poi:
- lo scandalo del 2015 sulla manipolazione fraudolenta del Libor, il tasso di riferimento sui mutui immobiliari;
- i guai giudiziari iniziati nel novembre 2018 con un'ondata di perquisizioni per presunte mega operazioni di riciclaggio di denaro sporco per oltre 150 miliardi di euro.
- le 4 azioni legali avviate nei suoi confronti nel 2017 dalla stessa Federal Reserve che pubblicamente parlava di “condizioni problematiche” del colosso bancario.

E potrebbe essere anche a causa del problema Deutsche Bank che le autorità economiche e finanziarie tedesche si sono recentemente convinte a rompere un tabù storico affermando che è ora di completare l’unione bancaria europea e dar vita a «una qualche forma comune di assicurazione dei depositi»: la Germania sta forse chiedendo aiuto all’Europa e/o sta cercando la maniera per condividere il rischio ???!!!!

Infine taluni insinuano il dubbio di una possibile relazione con ciò che da metà settembre sta succedendo sul mercato interbancario americano con le banche che hanno drasticamente ridotto di prestarsi i soldi, con i tassi sui prestiti a 1 giorno (c.d. overnight) schizzati al 10% e con la Federal Reserve costretta precipitosamente ad intervenire con una serie di iniezioni di liquidità di emergenza che ad oggi hanno raggiunto quota 450 miliardi di $ !!!!
Un evento – questo delle banche che hanno deciso di tenersi stretta la liquidità e non prestarsela se non a tassi “da usura” - che non accadeva dalla crisi di Lehman e che, come insistentemente si mormora negli ambienti finanziari, potrebbe celare l’esistenza di problemi molto, molto seri di una (o più) grossa istituzione finanziaria.
Su questo, però, non mi sento di poter azzardare nulla.

Quello che, invece, mi sento di dire è che - oggi più che mai - nel gestire un portafoglio finanziario non ci si può continuare ad affidare a chi – per tornaconto suo o della sua banca – persevera a suggerire di ignorare questo ed altri “elefanti che passeggiano nella stanza”: i danni potrebbero davvero essere enormi.

E termino presentando il grafico dell’azione Deutsche Bank (che nel maggio 2007 veniva scambiata a 92 euro ed oggi è arrivata a 6,5 euro) affiancato a quello di un’altra importante banca (italiana) di cui però, per creare un po’ di suspense, non indico il nome.

E’ fin troppo evidente come l’andamento delle quotazioni delle 2 banche sia pressoché identico (con buona pace per chi avesse avuto la malsana idea di acquistarle):
Deutsche Bank: – 93% (meno 93 per cento !!)
Banca italiana: - 94% (meno 94 per cento !!)

PS: chi volesse sapere di che banca italiana stiamo parlando, mi dia un colpo di telefono e …….. sottovoce glielo dico 🙂

Filippo Cordella
Private Banker & Analista Finanziario

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“IL METEOBORSA … E NON SOLO” dell’8/11/2020

"IL METEOBORSA ... E NON SOLO" del 8/11/2020

Dopo un anno dall'avvio di questa rubrica, il bilancio del “METEOBORSA” conferma come - nell’orizzonte temporale di una settimana - Oro e Borsa Usa siano i mercati meglio determinabili mentre il Cambio Eur/Usd (come già dice chiaramente la parola “cambio”) si conferma il più imprevedibile / difficile da "lavorare".

Prendiamone atto e teniamone conto nella nostra attività.

“Il Meteoborsa” andrà avanti nelle prossime settimane ma con una diversa formula (che non posso anticipare perché in corso di definizione).

Vi ricordo che sul mio sito (così come sulla mia pagina Facebook) è stato da non molto pubblicato un nuovo articolo dal titolo: "Mercati, Immobili e .. George Clooney": da non perdere !!

Mercati, immobili e George Clooney

Un ringraziamento a tutti per il grande interesse mostrato in questi mesi ed una "SERENA" settimana a tutti !

REGOLE DI VERIFICA DELLE VIEW INDICATE

A titolo ovviamente divulgativo/informativo ogni settimana si verificano le view indicate nella settimana precedente andando poi ad indicare le percentuali di correttezza di tutte le view emesse da quando la rubrica è stata pubblicata (9/11/2019): in verde se sopra al 50%, in rosso se sotto al 50%.

Una view viene considerata "OK":

- nel caso di view "SERENO" quando la variazione % settimanale sia risultata positiva per un valore superiore ad un livello determinato in base alla volatilità registrata nell'ultimo mese dal mercato di riferimento;

- nel caso di view "PIOGGIA" quando la variazione % settimanale sia risultata negativa per un valore superiore ad un livello determinato in base alla volatilità registrata nell'ultimo mese dal mercato di riferimento;

- nel caso di view "VARIABILE" quando la variazione % settimanale (sia di segno positivo che negativo) sia risultata all'interno a 2 livelli (uno superiore ed uno inferiore) determinati in base alla volatilità registrata nell'ultimo mese dal mercato di riferimento.

In caso contrario, ovviamente, la verifica della view avrà un esito "KO".

Si ricorda che ogni mercato  ha, tempo per tempo, una propria volatilità (in questo momento, ad esempio, il petrolio registra la volatilità maggiore mentre il mercato obbligazionario governativo italiano quella minore).
Per il calcolo della volatilità viene utilizzato l'A.T.R. (Average True Range).

Filippo Cordella
Private Banker & Analista Finanziario
Cell: 3200222185

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DISCLAIMER

La presente pubblicazione è stata redatta da Filippo Cordella - Private Banker di Fideuram-Intesa Sanpaolo Private Banking, iscritto all’Albo Unico dei Consulenti Finanziari (OCF) con delibera Consob n. 13096 del 24/4/2001, iscritto al Registro IVASS - Sez. “E” come Collaboratore di Fideuram-Intesa Sanpaolo Private Banking.
Le informazioni contenute in questo report sono frutto di notizie e opinioni che possono essere modificate in qualsiasi momento. La presente pubblicazione viene fornita per meri fini di informazione ed illustrazione, a titolo meramente indicativo, non costituendo in alcun modo una proposta di conclusione di contratto o una sollecitazione all’acquisto o alla vendita di strumenti finanziari.
Qualsiasi decisione di investimento che venga presa in relazione all’utilizzo delle presenti informazioni ed analisi è di esclusiva responsabilità dell’investitore ed in ogni caso né Filippo Cordella, né Fideuram-Intesa Sanpaolo Private Banking possono essere ritenuti responsabili di eventuali danni diretti o indiretti dovuti ad un uso improprio delle informazioni fornite o da eventuali inesattezze delle medesime.

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Perché il cavallo non beve più ?

Perché il cavallo non beve più ?

A questa domanda la risposta più ovvia sarebbe “perché ha già bevuto abbastanza”.
Forse, però, potrebbe non essere l’unica.

Chiariamo innanzitutto che non ho nessuna intenzione di dilungarmi su comportamento ed etologia del cavallo: è solamente la frase introduttiva del mio nuovo post dedicato alle conseguenze ed all’inutilità, ormai, di quel perseverare delle Banche Centrali con le politiche monetarie ultra-espansive iniziate circa 10 anni fa (in Giappone 30 anni fa) in risposta alla crisi finanziaria originatasi negli States con lo scoppio della bolla delle obbligazioni sub-prime.

Una perseveranza che ha ormai ben pochi risvolti positivi da offrire e tanti, invece, da aggiungere alle criticità ed effetti collaterali generatisi in questi anni in conseguenza a tale interventismo.

Un fiume di miliardi di $ che Federal Reserve, Banca Centrale Europea, Bank of England, Bank of Japan, Popular Bank of China hanno speso per fare acquisti direttamente sui mercati finanziari spingendo letteralmente alle stelle le quotazioni dell’equity e dei bond (sia governativi che aziendali) e condizionandone pesantemente l’andamento e, ad oggi, le prospettive future.

Prezzi alle stelle delle obbligazioni che si sono ovviamente tradotti in rendimenti alle “stalle” con l’assurdità di ben 15.000 miliardi di $ di bond presenti sui mercati con rendimenti a scadenza negativi (cioè chi se li comprasse e li tenesse fino alla scadenza avrebbe la sicurezza di ottenere un risultato negativo: su un governativo tedesco a 10 anni sarebbe del - 6%).
Come se non bastasse tanti di questi bond a rendimento negativo sono addirittura emessi da società e Stati ad alto rischio/non investment grade: cioè obbligazioni dove c’è pure la concreta possibilità di non ottenere nemmeno il rimborso alla scadenza, una vera “figata” per chi ci investe!

Rendimenti negativi che stanno per arrivare a coinvolgere anche la liquidità detenuta dai risparmiatori nei c/c: è dell’altro giorno la richiesta alla Bce rivolta da Mustier, amministratore delegato di UniCredit, di poter “scaricare” l’onere dei tassi negativi sui conti correnti dei clienti con saldi sopra i 100.000 € (dal momento che gli istituti di credito pagano oggi lo 0,50% sui depositi da loro detenuti presso la Bce oltre un determinato importo).
Una specie di “tassa sui depositi” che è già, comunque, divenuta realtà in Svizzera, Danimarca ed in diverse banche regionali tedesche (con tassi a -0,75%).

E l’assurdo che ha creato, questo approccio accomodante dei banchieri centrali, è che, tanto più l’economia dà segni di stanchezza, debolezza e rallentamento (come sta appunto succedendo) e tanto più i mercati (sia quelli obbligazionari che azionari) salgono nella certezza che la necessaria dose di “droga” sui mercati verrà ancora comunque “somministrata” dai Draghi o Powell di turno (come è avvenuto puntualmente nelle scorse settimane).

Un ottimismo di operatori e mercati che, a mio avviso, è però forse eccessivo rispetto a quello che in pratica ulteriori operazioni di stimolo monetario potranno effettivamente ottenere.
Questo sulla considerazione che ulteriori allentamenti dei tassi di interesse in un sistema in cui si stanno segnando ogni giorno nuovi record nel livello dei crediti erogati ad aziende e privati (solo per fare un esempio, negli States, i famosi mutui sub-prime che nel 2007 rappresentavano il 23% della totalità dei mutui, adesso sono addirittura al 30%) difficilmente potranno essere in grado di rinvigorire l’economia in quanto è dimostrato che quando c’è troppo debito la domanda di nuovi prestiti è poco elastica all’andamento dei tassi d’interesse.

Cosa, questa, ancor più vera in situazioni in cui i tassi sono già a zero (in Europa e Giappone siamo appunto a questi livelli) tale da rendere - per il sistema bancario - sempre meno conveniente erogare credito.
Quindi se è scontato che i tassi a zero sono favorevoli per chi si indebita, non possiamo dire che lo sia altrettanto per chi presta denaro. Tutt'altro, visto anche che chi presta i soldi oltre a farlo gratis dovrebbe comunque assumersi il rischio che il debitore alla scadenza non restituisca il capitale: mi sa un po’ troppo ….

E’ questa, cioè, la famosa “trappola della liquidità” con cui le banche centrali (in primis Bce e Bank of Japan) hanno oggi a che fare; una situazione in cui nonostante il costo del denaro sia ormai a zero (o addirittura negativo) l’imprenditore e il privato cittadino non prendono più soldi a prestito per investire o per spendere in consumi.

La situazione, cioè, in cui “il cavallo non beve”:
- perché ha già bevuto abbastanza;
- perché non c’è quasi più nessuno che ha interesse a dargli l’acqua;
- e perché ha, lui stesso, perso la speranza del domani.

Povero cavallo…..

Filippo Cordella
Private Banker & Analista Finanziario

 

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Le informazioni contenute in questo report sono frutto di notizie e opinioni che possono essere modificate in qualsiasi momento. La presente pubblicazione viene fornita per meri fini di informazione ed illustrazione, a titolo meramente indicativo, non costituendo in alcun modo una proposta di conclusione di contratto o una sollecitazione all’acquisto o alla vendita di strumenti finanziari.
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